Home Salute e Benessere Biscotto nel latte ai neonati – Perché non metterlo

Biscotto nel latte ai neonati – Perché non metterlo

by Nicole

Quante volte non ci siamo sentite dire di mettere il biscotto nel latte ai nenonati? Personalmente l’ho sentito tantissime volte! E la cosa ancor piú preoccupante é che spesso sono gli stessi pediatri a consigliarlo. Oggi facciamo chiarezza su questo spinoso tema!

Per chiarire ho chiesto alla dott.ssa Cristina Spadafora, biologa della salute e nutrizionista. 

➡ Il biscotto primi mesi è un alimento ideale per un neonato sotto i 6 mesi?
➡ Quando si puó introdurre il biscotto?
➡ Se il bambino non si sazia, cosa fare?
➡ L’allattamento con latte formulato deve essere a richiesta?
➡ In che modo lo zucchero, incide negativamente sulla salute futura dei bambini?

Veniamo al dunque: biscotto si o biscotto no?

✨ A cura della Dott.ssa Cristina Spadafora

Il biscotto primi mesi è un alimento ideale per un neonato sotto i 6 mesi?

Prima del sesto mese di vita è assolutamente da evitare l’inserimento di qualsiasi altro alimento che non sia il latte, preferibilmente di mamma (in questo articolo ti spieghiamo come recuperare l’allattamento esclusivo al seno), ancor di più se l’alimento (e faccio fatica a considerare tale un biscotto) è un prodotto della grande industria.

Come riportato anche nelle linee guida Unicef, l’unico gusto innato è quello per il dolce ed è importante non esporre i bambini a zuccheri concentrati (biscotti, dolciumi in generale, caramelle, gelati ecc) fino a che non siano stati sperimentati altri sapori, frutta e verdura in primis, quindi fino alla fase dello svezzamento che orientativamente è buona norma iniziare a partire dal sesto mese. Inoltre, una precoce esposizione del bambino al gusto “industrializzato” potrebbe in futuro non permettergli di sviluppare la propria personale preferenza verso i gusti a lui più congeniali.

Dal primo anno e fino ai 3 anni di vita è di fondamentale importanza NON esagerare a proporre alimenti zuccherati/salati o ad alto contenuto proteico.

Quando si puó introdurre il biscotto?

Almeno fino al primo anno di vita è auspicabile prediligere un’alimentazione al “naturale”, fatta esclusivamente di alimenti semplici, veri, facilmente reperibili e non trattati/processati.

In tal senso, una valida alternativa al biscotto industriale potrebbe essere quello fatto in casa con la frutta al posto del comune zucchero; vi riporto un esempio di ricetta che consiglio spesso alle mie pazienti per i propri cuccioli:

Ingredienti

  • 140 g di fiocchi di cereali (ottimi quelli di avena)
  • 2 banane mature o 200 g di altra frutta (come ad esempio le albicocche in primavera/estate)
  • una spolverata di cacao e di cannella e, se gradito, una manciata di cocco grattugiato.

Sbucciate e tagliate le banane a pezzetti e schiacciatele con i denti di una forchetta (per le albicocche utilizzate un frullatore); aggiungete la farina e il resto, e aiutandovi con un cucchiaio schiacciate piccoli pezzi di impasto su una teglia ricoperta di carta da forno.

Cuocete in forno caldo a 180° ventilato per circa 15 minuti.

Se il bambino non si sazia, cosa fare?

Molte mamme danno il biscotto nel latte perché ritengono che il bambino non si sazia con la porzione di latte indicata sulle tabelle di riferimento, in quel caso cosa fare?
Per rispondere occorre anzitutto aprire una piccola parentesi sulla differenza tra latte di mamma e latte artificiale:

  • Latte di mamma: adatta la propria composizione a seconda delle esigenze di crescita del bambino, di conseguenza il bambino può scegliere la composizione che meglio si addice a quel preciso momento dello sviluppo (in soldoni: può scegliersi il proprio “menu”, di conseguenza è assai raro che il bimbo non cresca a sufficienza con l’allattamento materno). Inoltre, lo sapevi che l’allattamento aiuta anche a dimagrire?
  • Latte artificiale: gli ingredienti cambiano a seconda della marca e la formula deve essere adattata, cioè integrata di diverse sostanze, come ad esempio le vitamine, al fine di rendere il latte simile a quello umano.

È il pediatra che indirizza la mamma verso la formulazione più adatta, tenendo eventualmente conto anche di intolleranze/allergie del bambino.

Il timore che il bimbo non si sazi a sufficienza è tipico di tutte le mamme, ma SOLO un’effettiva stasi del peso del piccolo riscontrata durante le visite di controllo pediatrico è degna di preoccupazione.

Detto ciò, qualora sul serio il bimbo non dovesse crescere, sarà competenza del pediatra valutare le cause ed eventualmente intervenire, fermo restando che l’aggiunta del biscotto NON è risolutiva ne utile, é anzi potenzialmente dannosa.

L’allattamento fatto con latte formulato deve essere a richiesta?

No, affatto. Per i suddetti motivi, l’allattamento a richiesta è raccomandabile SOLO se effettuato con il latte di mamma: si renderebbe altrimenti spropositato l’introito dei macronutrienti , soprattutto proteine, rispetto alle reali esigenze del bambino, e di avere come conseguenza una maggiore predisposizione a sovrappeso, obesità e disturbi metabolici in età pediatrica e adulta.

Se il bimbo piange perché ha fame, consultate sempre il vostro pediatra di fiducia per valutare insieme di aumentare la dose di latte formulato

In che modo lo zucchero può incidere negativamente su un neonato di pochi mesi?

Quali sono le possibile conseguenze per il futuro?

I bambini sanno autoregolarsi e l’introduzione di cibo prima dei 6 mesi, così come l’assunzione precoce e continuativa di alimenti manipolati e assai palatabili, quindi molto salati e/o zuccherati, può inficiare questa loro straordinaria capacità che quindi scompare.

Ciò si traduce, come già detto, in una maggiore predisposizione a sovrappeso, obesità e sindromi metaboliche durante l’infanzia e l’età adulta, e determina una maggiore predisposizione verso alcune sindromi come la “Picky-fussy” caratterizzata dal rifiuto da parte del bambino di mangiare (sia cibo noto e già precedentemente consumato, sia nuovo) con conseguente deficit di vitamine e sali minerali, deperimento e il rischio di sviluppare in futuro disturbi del comportamento alimentare.

Introdurre cibo prima dei sei mesi potrebbe favorire l’insorgenza di dermatiti, asma, eczemi, allergie alimentari o respiratorie.

Quindi: Bisogna preoccuparsi anche se di tanto in tanto la nonna, la zia e l’intero entourage propongono un biscotto, un gelato, una caramella ai piccoli di casa?

Niente paura: l’utilizzo di alimenti industriali, quindi non naturali, dopo almeno il primo anno di vita, NON compromette la capacità di autoregolazione dei bambini se l’alimentazione resta “pulita” per almeno il 70%.

E se ci si sente ripetere:

” Ma cosa vuoi che sia un biscotto?” o ancora ”prima o poi mangerà cibo spazzatura e non potrai farci niente!”

La percezione di “giusto o sbagliato” non è innata, ma trasmessa, e se la vostra alimentazione è sana e bilanciata non avete nulla da temere: i bimbi imitano i genitori e certamente non si sentiranno mancanti di qualcosa se non hanno come abitudine quella di consumare quotidianamente merendine e junk-food.

Questo è un problema dei “grandi”, al piccolo poco importa se per merenda si sceglie un frutto o un gelato, ma se mamma e papà mangiano il cono al cioccolato e gli rifilano il pezzo di mela, lo percepirà come un diniego che non saprà interpretare (“ perche voi si e io no?”)

Il primo requisito fondamentale è la vostra alimentazione: abbiatene cura, ascoltate i vostri cuccioli e date loro tanta fiducia.

Buon svezzamento a tutti!


Dott.ssa Cristina Spadafora biologa nutrizionista

Cristina ha conseguito la laurea in scienze biologiche presso l’Università della Calabria e la magistrale in biologia della salute (col massimo dei voti 😉) presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
Spinta dalla forte passione per tutto ciò che riguarda il benessere inteso innanzitutto come salute fisica e psichica, ha deciso di approcciarsi alla biologia della nutrizione, al cibo come nutrimento e medicina, con l’unico desiderio di essere e divenire utile alla salute altrui e alla qualità della vita.
Si rivolge soprattutto alle donne, in particolare alle donne in gravidanza, allattamento, alimentazione nel neonato e in età pediatrica, alle donne che desiderano diventare mamme senza tuttavia riuscirci, alle donne in menopausa, alle pazienti oncologiche.

Fornisce un programma nutrizionale personalizzato e basato sull’ascolto, che tenga conto delle specifiche caratteristiche del paziente, dell’unicità che ogni essere umano custodisce, aiutarlo a comprendere che ‘dieta’ non è sinonimo di sacrificio, ma di ‘regime’, ‘stile di vita’, quindi alimentazione sana ed equilibrata, in grado di soddisfare le esigenze fisiologiche e soprattutto armonizzare la sfera psicologica e relazionale. La mission è dare al paziente tutti gli strumenti necessari per raggiungere una condizione di floridezza e appagamento, autostima, buona salute, formulando insieme obiettivi realistici e raggiungibili e strutturando un percorso mirato al superamento di eventuali ostacoli che potrebbero impedirne la realizzazione.

Il suo obbiettivo? La felicità del paziente che vorrà interfacciarsi al suo operato, affrontando il percorso con entusiasmo e propositività.

Potete approfondire su di lei e i suoi piani alimentari personalizzati sul suo sito: www.biologadellasalute.it inoltre sulla sua Pagina Facebook troverete informazioni interessanti e aggiornate in ambito di nutrizione, ma ti parleró di lei alla fine di questo articolo!

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