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Genitori si diventa – Ecco perchè frequentare i corsi prenatali

by Adriana
Pubblicato: Ultimo aggiornamento

Il periodo della gravidanza e poi la nascita del proprio piccolo sono momenti ricchi di emozioni, sensazioni, aspettative non solo per la madre, che è attrice principe in tutto questo, ma anche per la coppia. Tutto questo però inevitabilmente comporta una serie di cambiamenti non solo fisici, ma anche psicologici talvolta accompagnati da ansia, stress, paure che possono impedire alla nuova famiglia di godere appieno di questo momento straordinario di vita.
Sapere di non essere gli unici genitori che possono attraversare un momento di difficoltà, avere punti di riferimento esterni alla famiglia che con professionalità riportino alla lucidità e rassicurino i componenti del nucleo familiare non solo è utile, ma talvolta indispensabile per non permettere alla stanchezza di avere il sopravvento sul nostro agire e per affondare il momento critico nel modo più adeguato.

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La gravidanza rappresenta un momento di svolta irreversibile nella vita di una donna.

L’avvio a tale avvenimento è preceduto da due importanti aspetti della sfera psichica comuni a tutte le donne, che appaiono evidenti nella verbalizzazioni delle giovani mamme ai vari corsi per l’accompagnamento alla nascita. Il primo è il desiderio di gravidanza: che induce prevalentemente la donna a cercare conferme narcisistiche rispetto alla sua capacità di essere in grado di generare, il secondo è il desiderio di maternità che è legato al significato intimo della donna di divenire madre.

Essere geneticamente pronti a dare vita non significa esserlo anche mentalmente. Eppure un’energia potentissima e materna , una “madre segreta”, interviene al di là di eventuali ambivalenze o rifiuti di gravidanza a fornire amore e l’accoglienza più adatta al piccolo nascituro. Ci fa solo bene pensare che, al di là dei rapporti costruiti con i propri genitori, alla base della nostra vita abbiamo ricevuto tanto amore e attenzione.

In ogni donna che abbia in grembo un nuovo essere umano, sia attiva fisicamente una forza, una forza immensa di vita organizzatissima e potentissima.

Non è qualcosa di estraneo alla madre reale, fisica, è un aspetto profondo di lei che si attiva suo malgrado più collegato alla sua psiche che al suo io razionale, ma di fatto non riconoscibile ne nell’uno che nell’altro. E’ un aspetto bioenergetico che risveglia una donna che è “chioccia e tigre insieme”. Una madre forte, sapiente che sceglie il bene per sé e il suo piccolo, contenitiva, previdente, premurosa, protettiva, saggia. In qualunque caso, comunque la gravidanza diventa un’importante conferma del proprio sentimento di identità.

Da un lato la spinta matura a voler raggiungere un ruolo e a concretizzare una propria progettualità, dall’altro una spinta regressiva ( propria dello stato del bambino) adatta a cogliere il bisogno di chi le vive dentro, ma che al contempo la porta ad aver maggior bisogno di affetto e a dover spendere energie per gestire la propria ansia.

Il buon equilibrio tra questi due momenti permette alla donna di godersi questi momenti in modo armonico, differentemente, al predominare di quest’ultima componete al donna può avere difficoltà nell’adattarsi a questa nuova realtà, con un appesantimento non solo fisico ma anche psicologico delle sue giornate.

La controparte maschile all’attività contenitiva e protettiva della mamma, si attiva anche nel padre

che, ovviamente, non contiene fisicamente il bambino ed in questo vive di riflesso e di descrizione di ciò che la compagna gli riferisce, ma ha come ruolo quello di contenere psicologicamente la compagna e proteggere entrambi madre e nascituro, con braccio forte e dolce al tempo stesso.
Quindi anche in lui avverranno dei cambiamenti in campo ormonale così da affinarne prevalentemente le sue componenti femminili legate all’affettività, alla sua sensibilità alla sua intuizione e alla sua capacità di entrare in contatto empatico con la compagna e con il figlio.

Inoltre ancora una volta lo studio della fisologia può lasciarci senza fiato. Osservando le immagini del concepimento riprese da un sonda elettronica si evidenza il fiume di spermatozoi che corrono tutti verso una stessa direzione: l’ovulo. Si urtano nella fretta ma sono solidali fra loro, nessuno durante la corsa si ferma, eppure solo uno sopravviverà, quello che riuscirà a penetrare la membrana dell’ovulo fecondandolo.

Tutti gli altri periranno in poche ore. E’ ben riconoscibile in questa tensione all’obiettivo uno sforzo così maschile . Mirato, concentrato, diretto. Non appare importante la vita del singolo, ma l’obiettivo: il progetto-vita.

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È uno sforzo generoso, sublime esemplare della parte più profonda dell’uomo diverso, se vogliamo, in un epoca di disfacimento di valori, come questa.

Per un bene più grande, quello della sua stessa famiglia, va oltre al suo egoismo fino al sacrificio di sé. Non appare così lontano, osservando la natura in quest’ottica, che vi sia anche una componente padre segreto inconsciamente proteso al desiderio di paternità e di del perpetuarsi della specie.
Contrastati fra una dose di pazienza maggiore, supporto, condivisione, ma anche spontaneità, normalità si trovano nelle voci dei padri che seguono i corsi di accognamento alla nascita questa opportuna necessità di preparazione alla novità, unita alla orgogliosa coscienza di essere loro ago della bilancia per poter riportare la donna alla serenità, e alla naturalità del suo stato.

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