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Diventare madri a 20, 30 o 40 anni

by Adriana
Pubblicato: Ultimo aggiornamento

Giovani e spensierate, un lavoro precario ma energie da vendere o mature e consapevoli, una posizione sociale, ma con le difficoltà di una gravidanza in età avanzata?
Nessuno può dire quale sia in assoluto l’età migliore per avere un figlio. L’età media per il primo figlio, in Italia, ha ormai superato i 30 anni ed è in crescita costante. Fra le cause, l’aumento del tasso di istruzione, ma anche del lavoro sempre più precario e l’acquisizione, sempre più tardi, dell’autonomia finanziaria.

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Mamme 20enni

Ma c’è anche chi preferisce non aggrapparsi al miraggio di una sistemazione lavorativa definitiva e sceglie di fare un figlio a ventiquattro, venticinque anni, quando spensieratezza e consapevolezza vanno di pari passo. Le venticinquenni hanno un approccio molto naturale verso il parto: non desiderano l’epidurale a priori e appaiono più in armonia con il proprio corpo, anche aiutate dal loro stesso fisico, che generalmente regala loro un travaglio più breve o un minore ricorso al cesareo.

Mamme 30enni

trenta o trentacinque anni, la donna arriva al parto più “preparata”: ha al suo attivo diagnosi prenatali, corsi pre parto, ma anche un grosso carico di ansia, dovuta anche all’eterno conflitto, più che mai acceso in questa fase della vita, fra status professionale e status di mamma. Sono consapevoli dell’irreversibilità della loro nuova condizione ma al tempo stesso desiderano ritornare “le stesse di prima” nel minore tempo possibile.

Mamme 40enni

E poi ci sono quelle che una volta si definivano “primipare attempate”. Le donne alla soglia dei quaranta, quelle che nonostante le oggettive difficoltà del concepimento e del portare a termine una gravidanza in età avanzata, arrivano al traguardo del parto e ci arrivano dopo nove mesi di numerosissimi controlli. Sempre più spesso per queste gestanti si opta per il cesareo, con la convinzione, probabilmente errata, che sia un modo più “garantito” di partorire. Dalla loro le mamme over 40 hanno una piena maturità affettiva e la disponibilità a dedicarsi totalmente a un bambino arrivato quando forse ormai non ci si sperava più, un bambino che molto probabilmente rimarrà figlio unico e pertanto vissuto come ancora più “prezioso”.

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