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Stipendi non percepiti, cosa fare? Procedimenti giudiziari in materia di lavoro

by Nicole

Questo post (lungo e noioso) nasce dall’esigenza di fare chiarezza circa un tema, purtroppo, sempre più attuale in Italia: i procedimenti giudiziari in materia di lavoro.

Capita sempre più spesso che si debba ricorrere ad avvocati e Tribunali per vedere tutelati e riconosciuti i diritti dei lavoratori, tra cui, il principale, il diritto al pagamento della retribuzione per il lavoro svolto. Vi scriverò in maniera più chiara possibile una specie di VADEMECUM in ordine ai procedimenti. Leggetelo se ne avete voglia o necessità e per ogni dubbio o chiarimento basta che chiediate e cercherò, se possibile, di rispondervi!

✨ A cura di Elena Vichi

Tipi di procedimento

Partiamo dal distinguere i due tipi di procedimenti che esistono nel nostro ordinamento: la controversia individuale di lavoro ed il procedimento monitorio. Entrambi i procedimenti hanno come scopo l’ottenimento di un titolo esecutivo che canonizzi i crediti del lavoratore.

NB. Parliamo di procedimenti in sede giudiziaria e non in sede sindacale od amministrativa, quindi di fronte al Tribunale e non di fronte a commissioni di conciliazione o ispettorato del lavoro ecc.

CONTROVERSIA INDIVIDUALE DI LAVORO   ➡️ Svolta quando il credito non è assistito da prova scritta (mancanza delle buste paga, rapporto in parte o completamente svolto al nero, ecc.), dura solitamente intorno ai 3/4 anni, durante i quali vengono svolte varie udienze, ascoltati dei testimoni, vagliati vari documenti, depositate memorie difensive. Il procedimento si conclude con il deposito di una sentenza da parte del giudice del lavoro, il nostro titolo esecutivo. Quando, invece, il lavoratore è in possesso di documenti che di per sè provano il credito vantato (ad esempio le buste paga non riscosse), allora può essere depositato un ricorso per ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo, l’altro nostro titolo esecutivo. Questo procedimento è più breve, perchè una volta depositati ricorso e documenti il giudice, controllata la validità e l’autenticità degli stessi, firmerà l’ordinanza ingiunzione concedendo, appunto, il decreto richiesto.


QUANDO IL TITOLO DIVIENE ESECUTIVO  ➡️ Una volta ottenuto il titolo non significa aver ottenuto il pagamento di quanto dovuto.

La maggior parte delle volte la strada per ottenere il pagamento è lunga e dolorosa. Innanzitutto il titolo deve diventare esecutivo, cioè non deve essere proposta opposizione allo stesso (in caso di decreto) o appello (in caso di sentenza). Ad ogni modo la sentenza, appena pronunciata e depositata, viene automaticamente munita della “formula esecutiva”, cioè dell’ordine che il giudice impartisce agli ufficiali giudiziari affinché eseguano tutti gli atti in loro diritto per consentire al creditore di incassare quanto dovuto. In caso di decreto, invece, la formula esecutiva può essere richiesta soltanto dopo 40 giorni dalla data della notifica dello stesso alla controparte (il datore di lavoro nel nostro caso). La notifica altro non è che la ricezione dell’atto e quindi la presa visione dello stesso. I 40 giorni servono alla controparte in caso la stessa volesse proporre opposizione al decreto emesso; se questo non avviene, l’avvocato deposita un’istanza al giudice affinché rilasci la formula esecutiva sul decreto non opposto.


UNA VOLTA OTTENUTO IL TITOLO COSA SUCCEDE?  ➡️  Ecco, adesso inizia “veramente” il lavoro! Adesso bisogna cercare di incassare!

Per prima cosa viene notificato al debitore un atto di precetto, che sarebbe l’intimazione formale ad effettuare il pagamento entro 10 giorni dalla notifica dell’atto. In poche parole viene inviato “il conto” al debitore e gli si dice: paga entro dieci giorni o ti faremo le peggiori cose! Le peggiori cose altro non sono che dei pignoramenti. Possono essere pignoramenti mobiliari, immobiliari (sulle case) o presso terzi (ad esempio il conto in banca, l’INPS ecc.). Se i pignoramenti fossero negativi allora può essere proposta, come ultima spiaggia, anche un’istanza di fallimento.


TIPOLOGIE DI DATORI DI LAVORO    ➡️ chi risponde dei debiti.

Il datore di lavoro può essere una persona fisica, titolare di un’impresa individuale. In tal caso lui e solo lui risponde in proprio di tutte le obbligazioni. Il datore può essere una società di persone (SNC o SAS). In tal caso i soci rispondono in proprio illimitatamente delle obbligazioni della società (se la stessa è incapiente) in una SNC, mentre solo il socio accomandatario risponde in proprio in caso di SAS. Il datore può essere poi una società di capitali (SRL o SPA). In questo caso solo ed esclusivamente la società risponde dei propri debiti e chi c’è dietro, soci e legali rappresentanti o amministratori, non rischiano niente in proprio.


Natura del credito

Dovete ricordarvi che il credito del lavoratore dipendente deve SEMPRE essere considerato “al lordo” delle ritenute di legge. Se fate caso sulle buste paga trovate due importi indicati: l’importo lordo e l’importo netto (quello che vi viene accreditato come stipendio). La differenza tra i due importi altro non sono che le trattenute fiscali e contributive che il datore versa in vostro nome come sostituto di imposta, quindi, comunque, sono soldi vostri. Quando richiedete la canonizzazione di un vostro credito, quindi, dovete sempre far rivalsa per il credito al lordo. Questo anche in previsione, purtroppo, di una eventuale richiesta di intervento al “Fondo di Garanzia” dell’INPS (ve ne parlerò tra poco).


Fondo di garanzia INPS – i crediti tutelati

Una volta esperiti tutti i tentativi possibili per incassare, se non ci siete riusciti, potete fare richiesta di intervento al Fondo di Garanzia. Tale istituto garantisce (e paga in surroga al datore di lavoro) il TFR e, solo in caso che la prima azione giudiziaria sia avvenuta entro un anno dall’interruzione del rapporto di lavoro, parte della retribuzione delle ultime tre mensilità (se non riscosse, ovviamente).

L’INPS prima di pagare, naturalmente, chiede tutta una serie di documenti, che sono i seguenti:

  • Titolo esecutivo
  • Precetti
  • Pignoramenti negativi in tutti i luoghi che risultano dalle visure alla Camera di Commercio (sedi legali, sedi effettive, residenze ecc.: più numerosi sono i soggetti che rispondono delle obbligazioni, più atti vengono richiesti, più tempo serve per ottenerli tutti!)
  • Istanza di fallimento accolta o rigettata
  • Eventuale sentenza dichiarativa di fallimento, in tal caso ammissione al passivo della procedura fallimentare.

In caso di mancanza di fallimento l’INPS provvede anche, prima di pagare, ad effettuare una visura catastale a nome del debitore e, se ci fossero immobili intestati allo stesso, tzaaaccc: non paga! E qui sono beghe, perchè una procedura esecutiva immobiliare costa, e parecchio! Se invece NON ci sono immobili solitamente nel giro di 2/3 mesi dal momento della richiesta viene effettuato il pagamento di quanto dovuto. Ricordatevi sempre, come dicevo sopra, che i crediti vanno sempre indicati al lordo delle ritenute, perchè l’INPS applica le trattenute e naturalmente, se vengono richiesti importi già al netto delle stesse, praticamente gli importi vengono nuovamente tassati!


Costi

Per quanto riguarda i costi di iscrizione a ruolo dei procedimenti in materia di lavoro (le marche da bollo per il pagamento del contributo unificato in pratica), gli stessi sono tutti esenti e quindi gratuiti se il reddito complessivo familiare lordo dell’anno precedente a quello della proposizione del giudizio è inferiore a 34.000 euro circa. Se tale soglia minima viene superata il contributo da versare è quello delle cause civili, ridotto della metà (dipende dal valore della causa). Ad ogni modo trovate le tabelle su internet. Poi ci sono, però, le spese dell’avvocato e qui non so dirvi.

Gli avvocati dei sindacati solitamente non chiedono niente ai lavoratori, i quali sono tenuti al versamento di un contributo sindacale secondo modalità diverse da sindacato a sindacato.

Un avvocato privato invece può chiedervi anche parecchio.

Vi consiglio di farvi fare vari preventivi prima di affidarvi ad un legale piuttosto che ad un altro.

FAQ – dicerie!

I tempi: i tempi sono solitamente molto lunghi. Dovete distinguere tra fase di cognizione e fase esecutiva (che avviene una volta ottenuto il titolo). Diciamo che una fase esecutiva di media durata si aggira intorno ai due anni e mezzo / tre. Poi ci sono i casi in cui il datore riceve l’atto e decide di pagare e tutto si risolve in un mese, ma attualmente sono sempre più rari, mentre sono sempre più frequenti le dichiarazioni di fallimento.

Tipo di avvocati: si pensa che un avvocato privato svolga meglio e più velocemente il proprio lavoro rispetto ad uno di un qualsiasi sindacato. Ecco, non è vero. I tempi non li decidono gli avvocati, ma i giudici, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari, i postini e tutti gli organi burocratici che devono obbligatoriamente intervenire in un percorso di questo tipo. Un avvocato vale l’altro dal punto di vista dei tempi; l’unica cosa che conta, come sempre nella vita, è imbroccare nella persona giusta, corretta, leale. Se capitate nelle mani di un avvocato testa di bip siete del gatto, che sia privato o del sindacato! Se invece cascate in una brava persona, allora state sicuri che farà del suo meglio per accorciare i tempi il più possibile nei limiti di quanto lo riguarda. Dopo tutta questa tarantella, che spero sia stata chiara e possa esservi eventualmente di aiuto (ma spero di più che non ne abbiate assolutamente bisogno!), vi ricordo che, purtroppo, difficilmente si riesce ad incassare tutto quanto è dovuto.

Il mio consiglio, quindi, è quello di non trascinare troppo avanti le situazioni di insolvenza, ricordandovi che fino a tre mensilità potrete probabilmente incassarle un domani dall’INPS, così come il TFR, ma per il resto potrebbero esserci molte difficoltà. Naturalmente queste sono le linee base all’interno delle quali si circoscrivono la maggior parte delle pratiche, ma ricordatevi che poi ci sono i singoli casi e le singole posizioni e che non sempre tutto può essere così lineare.

Articolo a cura di Elena Vichi ❤️ Mamma di Romeo e assistente in uno studio legale.


La mia – brutta – esperienza

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