Home Libri Recensione libro: La famiglia Karnowski

Recensione libro: La famiglia Karnowski

by Marianna Brogi

Ciao! Mi chiamo Marianna e sono una scrittrice emergente con una grande passione per i libri di ogni genere. Sono qua sul blog Diventaremamma per parlarvi dei miei romanzi preferiti, iniziando da un genere che amo particolarmente: le saghe familiari!

Già in passato sul blog si è parlato di libri per bambini, e io vorrei proporvi anche qualche titolo da leggere per le mamme.

✨ A cura di Marianna Brogi

Da pochi giorni si è celebrata la giornata della Memoria, e il romanzo che vi consiglio oggi guarda la Shoah da un punto di vista inedito: che cosa è successo prima dell’avvento del Nazismo? In che modo è andato formandosi quel clima di odio? È per questo che ho scelto di scrivere la mia recensione del libro La famiglia Karnowski.

Attenzione, però! Non si tratta di un romanzo duro, pieno di drammaticità o capace di lasciarvi col cuore pesante. Il ritratto di questa famiglia ebraica che cerca di emergere dallo shtetl e approda in una sfavillante Berlino dei primi del Novecento, mette in risalto tutta l’ironia yiddish e i costumi di questo popolo in modo delicato e leggero, dipanando intrecci, dinamiche familiari e sentimenti che giudicherei addirittura contemporanei.

Questo romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1943, quando ancora gli orrori della Seconda Guerra Mondiale non erano emersi nella loro drammaticità, e l’autore, Israel Joshua Singer, era fuggito negli Stati Uniti proprio per sottrarsi alla furia nazista.

Se anche voi, come me, amate le atmosfere della Vecchia Europa e di quel mondo che non c’è più -come titola un altro romanzo di Singer- credo che vi farà piacere leggere qualcosa di suo.

Trama

Il romanzo racconta la storia di tre generazioni della famiglia Karnowski, dal 1860 fino al 1940. David, uomo colto e illuminista, lascia lo shtetl polacco in cui risiede la famiglia per trasferirsi a Berlino, che ai suoi occhi è la capitale del pensiero libero moderno. Sua moglie Lea non è felice e rimpiange il villaggio, mentre riversa tutto il suo amore sul figlio Georg, il quale, come spesso accade, mal sopporta gli insegnamenti del padre e quel mondo ebraico così soffocante per lui, e arriva addirittura a sposare una gentile, cioè una donna non ebrea.

Diventato un importante medico ginecologo, Georg e sua moglie danno alla luce un bambino, Jegor, in contemporanea con l’ascesa al potere di Hitler e del partito Nazista. Jegor, lontano anni luce dal mondo ebraico e imbevuto di dottrina nazista dalla famiglia della madre, detesta il padre e tutti gli ebrei, fino ad arrivare a odiare persino se stesso e impazzire, in una specie di metafora del clima in Europa all’epoca dei fatti narrati. Il libro, infatti, si affaccia proprio all’inizio dell’incubo, quando ormai è troppo tardi.

Perché mi è piaciuto

Ho amato in particolare lo svolgersi delle vicende per le strade di Berlino, i racconti di vie e negozi cancellati dalla guerra e ora ricostruiti. Ho seguito con interesse il racconto di abitudini antiche e affascinanti, di mestieri e sogni appartenenti a un’altra epoca. Leggendo questo romanzo, è stato un po’ come essere dentro la cucina della famiglia Karnowski e prendere il tè con la signora Lea. E poi è stato anche come affacciarsi alla finestra e vedere per la prima volta sfilare le bande di nazisti con i lucidi stivali neri, chiedendosi cosa ci riserverà il futuro.

A chi lo consiglio

Lo consiglio a chi, come me, ama le storie familiari, i grandi amori e i sentimenti contrastanti. È un romanzo per chi ama i ricordi di bambino, i pensieri di mamma e moglie, i cortili in cui si giocava e la voglia di crescere e avere una propria identità. Lo consiglio anche a chi ama la Storia e si chiede come sia stato possibile far germogliare così efficacemente l’odio verso il popolo ebraico nella Germania degli anni Trenta.

Un pezzettino dal romanzo

Inaspettatamente, dopo quindici anni dalla nascita di Georg, Lea Karnowski si ritrovò di nuovo incinta. Era felice come una donna sterile di cui Dio si fosse all’improvviso ricordato. In tutti quegli anni si era vergognata di fronte al marito per non avergli dato altri figli. Sua madre, le sue sorelle, tutte le donne della famiglia erano molto prolifiche. E poi, senza bambini da accudire, non aveva nulla da fare in quella città alla quale non era mai riuscita ad abituarsi.

La famiglia Karnowski, Adelphi Edizioni, 2013.

1 commenti
1

Potrebbe anche piacerti

Condividi