Home Salute e Benessere Il metodo Estivill: ma anche no!

Il metodo Estivill: ma anche no!

by Enza

Il pediatra catalano Eduardo Estivill, con la pubblicazione del libro “Fate la nanna”, ha suscitato grande scalpore ed ha acceso importanti discussioni.
Vado ad elencare brevemente i punti cardine della sua filosofia: i bambini sarebbero dei piccoli diavoli, nati per mettere a dura prova la pazienza dei genitori. Il loro scopo è quello di creare nervosismo, tensione e per questo bisogna combatterli ignorandoli. Secondo il pediatra, infatti, bisogna insegnare ai propri figli che la nanna è un momento a cui essi devono abituarsi, volenti o nolenti. Estivill, infatti, consiglia un qualunque rituale pre-nanna: una storia, una canzone, una ninnananna, qualunque cosa dopo la quale il bambino DEVE DORMIRE.
Se il piccolo piange, consiglia di lasciarli piangere e sbraitare fino a che lo sfinimento non li faccia addormentare. Il pianto dei bambini, infatti, non è altro che un “diabolico metodo” per tenere in pugno i genitori. Quindi quando piangono, basta chiudere la porta e far finta di non sentirli.
La “belva”, che poi sarebbe tuo figlio, piange solo per attirare la tua attenzione, non perché ha bisogno di te.

Con grande fatica ho letto questo libro, che personalmente considero un insulto alla letteratura pediatrica.
I bambini non sono dei diavoli, non sono belve cattive o tremendi calcolatori. Sono solo piccole creature indifese, che dopo nove mesi nel calore del pancione, si trovano catapultati in un mondo diverso, al quale bisogna abituarli gradualmente. E poco importa se questo costa ore di sonno perdute. Credo che sia una vera e propria crudeltà lasciarli piangere fino allo sfinimento: immagino il senso di angoscia che il bimbo possa provare quando si spegne la luce della sua cameretta e si chiude la porta, lasciandolo completamente solo, e mi si stringe il cuore.

Vale davvero la pena fare tutto ciò per avere dei soldatini?

Nicole ha quattro mesi, spesso si sveglia per giocare nel cuore della notte, tante volte sembra che le forze vengano a mancare, gli occhi fanno fatica ad aprirsi, ma basta un suo sorrisone quando mi vede sveglia e tutto passa, anche la stanchezza, anche il sonno.
Ho cestinato il libro dell’illustre pediatra, poco importa che nel giro di quattro o cinque notti il bimbo si abitui alla nanna nazista. Continuerò a dormire poco con Nini nella culla attaccata al mio letto.

 

E continueremo a dormire mano nella mano per molto altro tempo ❤️.

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