Home Salute e Benessere Come si conciliano attaccamento ed autonomia – Quando assecondare il bambino?

Come si conciliano attaccamento ed autonomia – Quando assecondare il bambino?

by Diventare Mamma

Vai, scopri il mondo.. io sono qui a osservarti e sostenerti!

Ci chiediamo mai quanto siamo disposte a lasciar andare i nostri figli, nell’esplorazione quotidiana, nelle piccole esperienze di ogni giorno come correre liberi nel parco, assaggiare le margherite o saltare nelle pozzanghere!?  Quando assecondare il bambino? Quando no? Quante volte i nostri figli ci fissano con fare interrogativo e sembrano chiederci di dare loro spazio e autonomia? Quante volte interveniamo per fare cose al posto loro perchè li vediamo così piccoli e indifesi, o forse perchè vorremmo vederli sempre così adorabilmente cuccioli e bisognosi di noi?

Forse è il dilemma di ogni mamma: ti lascio andare o ti tengo sempre stretto a me?! Ti soffoco di attenzioni o ti lascio troppo da solo? Ti voglio autonomo o attaccato a me?! Quando assecondare il nostro bambino e quando limitare le nostre attenzioni?

Cerchiamo di fare chiarezza! 😊

➡ Attaccamento e Autonomia
➡ I segnali dell’attaccamento
➡ Lascialo piangere, è furbo! No grazie
➡ Il dialogo genitore-bambino: aiutami a fare da solo

Attaccamento e Autonomia

Attaccamento e autonomia sono come una danza, mi spiega la Dott.ssa Laura Gentile, psicologa e psicoterapeuta, incontrata davanti ad una buona tisana nell’accogliente pasticceria Dharma’s Cake di Roma, una delle location di Diventare Mamma Lab.

Il cucciolo di uomo trascorre all’incirca nove mesi nell’utero materno e a differenza di altri mammiferi, nasce profondamente immaturo e bisognoso. Non sa ancora stare seduto, raggiungere la posizione eretta né tantomeno camminare, non sa provvedere da solo al suo nutrimento, né può allontanarsi autonomamente nello spazio alla scoperta del mondo che lo circonda. Come mai allora noi esseri umani nasciamo così “presto”?

Cos’é la disciplina dolce e che differenza c’è con la disciplina tradizionale?

La nostra testa, la più complessa tra tutte le specie dei mammiferi e così grande quando nasciamo rispetto al resto del corpo, se aspettassimo ancora altro tempo proprio non riuscirebbe a passare, non ci consentirebbe di farci uscire dalla culla materna!

Ed ecco che sì la nostra testa, la nostra mente vive, cresce, si nutre, si modifica anche dopo la nascita, nella continua oscillazione tra due bisogni fondamentali: il bisogno di contatto, di relazione e il bisogno di esplorazione.

Separazione e vicinanza, contatto ed esplorazione. L’affascinante teoria dell’attaccamento, ideata da John Bowlby nella seconda metà del ‘900 e tuttora motore di ricerche sulle relazioni umane, ci ha insegnato molto: il piccolo di uomo nasce bisognoso e soprattutto nasce bisognoso di relazioni, di persone disponibili, sensibili e presenti, che possano garantirgli una base sicura, ovvero qualcuno che offra contatti stabili, che si ripetono nel tempo e che lo aiuteranno poi a costruire l’idea di chi è lui, di che cos’è il mondo lì fuori e di come si sta in relazione. Il bisogno di contatto è dunque qualcosa di molto concreto e reale, che ha la funzione primariamente di garantire la sopravvivenza dell’individuo e della nostra specie: un essere umano non può crescere da solo.

Il piccolo di uomo già nel primo anno di vita avrà chiaro quali sono le persone a cui attaccarsi, quali sono le relazioni fondamentali per lui, e lo manifesterà chiaramente. È proprio per questa ragione che il bisogno di contatto va assecondato.

Cos’è il babywearing e perchè fa bene?

I segnali dell’attaccamento

  • Ricerca della vicinanza: attraverso il pianto, lo sguardo, il seguire gattonando o camminando l’adulto, ecc.
  • Protesta per la separazione: una naturale reazione del bambino che indica l’avvenuto attaccamento
  •  Effetto base sicura: esploro, osservo il mondo intorno a me, poi mi giro e “controllo” che mamma, papà o altri adulti che si prendono cura di me siano ancora lì.

Lascialo piangere… è furbo!

Come si conciliano allora attaccamento ed autonomia? E’ verosimile la preoccupazione di molti adulti che non fanno che ripetere ai neogenitori frasi come non te lo tenere troppo attaccato o non sarà mai autonomo! Ah, vuole sempre la mamma! Lasciala stare! Sono furbi! Lascialo piangere ogni tanto!

Quello che ci dice la ricerca è che il benessere del bambino e della relazione genitori-bambino si manifesta nell’equilibrio tra attaccamento e autonomia.

Tanto più il bambino avrà avuto modo di incontrare figure di attaccamento disponibili, sintonizzate sulle sue emozioni, capaci di rispondere ai suoi bisogni, delle basi sicure per l’appunto, tanto più avrà fatto “scorta di vicinanza” e potrà muoversi nel mondo, rispondere anche al suo bisogno fondamentale di esplorare, di scoprire e di essere autonomo, con i suoi tempi, rispettando le naturali fasi di crescita.

Quando poi avrà bisogno nuovamente di vicinanza saprà che lo aspetta, per l’appunto, una base a cui tornare, che lo accoglierà e sarà poi pronta nuovamente a lasciarlo andare nel mondo, perché assecondare il bisogno di esplorazione garantisce al bambino la possibiltà di crescere, di ricevere nuovi stimoli, di scoprire il mondo e quali sono le sue attitudini.

Dipendenza ➡ Indipendenza

L’obiettivo è quindi arrivare, con la crescita del bambino, a raggiungere un equilibrio tra contatto ed esplorazione, affettività e normatività, essendo consapevoli che in alcuni momenti sarà funzionale spostare l’ago della bilancia su uno dei due piatti. Al genitore spetta dunque un compito fondamentale e prezioso: rispondere al bisogno di vicinanza per essere poi promotori dell’esplorazione e dell’autonomia, in una continua danza che fa muovere genitore e bambino l’uno verso l’altro per poi allontanarsi e poi ancora nuovamente ricercare l’incontro.

Dormire con mamma e papá – si o no?

Per sintetizzare quanto abbiamo detto come in un dialogo, potremmo dire che il genitore trasmette il messaggio Vai, scopri il mondo, io sono qui! E questa frase, se comunicata in maniera autentica, ne comprende molte altre, tra cui:

  • ho fiducia in te
  • abbi fiducia in te
  • il mondo è ricco di cose da scoprire, di altre persone da incontrare
  • qualunque cosa accada, io ci sono, ti proteggerò, ti consolerò, ti sarò vicino!

E il bambino potrebbe rispondere con la ben nota frase di Maria Montessori, la pedagogista italiana che ci ha insegnato così tanto sul bisogno di autonomia del bambino: Aiutami a fare da solo, ovvero:

  • ho bisogno di te per lasciarmi andare
  • ho bisogno di sentire che tu mi lasci scoprire, sperimentare, sbagliare
  • ho bisogno di sapere che comunque ci sei
  • ho bisogno di sentire che posso tentare, ritentare, e poi farcela, mentre tu mi osservi, a volte da lontano.

Buona danza allora!


Dott.ssa Laura Gentile

A cura della Dott.ssa Laura Gentile – psicologa e psicoterapeuta, lavora a Roma, si occupa di consulenza, sostegno, valutazione e psicoterapia per bambini, adolescenti, adulti e famiglie, utilizzando un approccio umanistico integrato. Parallelamente si dedica alla formazione e al sostegno alla genitorialità e alle figure educative, attraverso il progetto “Aiutami a fare da solo”, con cui promuove seminari, incontri di condivisione e laboratori per neogenitori e genitori in attesa, ispirandosi in particolare alla teoria dell’attaccamento e alla pedagogia montessoriana. Gestisce la pagina Facebook che porta lo stesso nome del progetto, Aiutami a Fare da Solo e collabora con Diventare Mamma Lab: non perdete l’appuntamento col suo interessantissimo laboratorio Scarabocchiamoci – condividere le emozioni tra mamma e bambino attraverso il disegno! E il 24 maggio la dott.ssa Laura vi aspetta per un seminario gratuito sulle emozioni!

 

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