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Ti racconto il mio – traumatico – parto – L’arrivo di Isabel

by Nicole

Quando ero incinta sentivo sempre le storie delle mie conoscenti che avevano giá partorito o leggevo le esperienze delle ragazze sui vari gruppi di Facebook, che raccontavano come avessero pianto di gioia nel vedere nascere i loro figli, nel diventare mamma. Immaginavo che sarebbe stato cosí anche per me… e invece…

Per me quell’amore non é stato automatico.

Non ho pianto.
Non la amavo. 

E per questo mi sono sentita sbagliata e avevo paura, tantissima paura che non sarei mai riuscita ad amarla. La guardavo, e sembrava “la figlia di qualcun’altro”. Ho pubblicato molto spesso i racconti di voi, e mai il mio. Per la mia rubrica #tiraccontodime, ecco a voi la mia – traumatica -esperienza.

22 Settembre 2015

Avevo sempre immaginato che avrei partorito in acqua, un parto il piú naturale possibile, rispettato.

Era lunedí, e sentivo che mi scappava la pipì! Peccato che non smettevo di farla! Insomma.. non era pipì! Cosí, con molta calma mi preparai e andai all’Ospedale (d’altronde al corso preparto ci avevano detto che se le acque erano chiare potevamo prendercela con comodo ma che dovevamo comunque dirigerci in ospedale…) Così mi ricoverarono.

Ho avuto TANTISSIMA sfi*a e invece di mettermi in patologie della gravidanza, il personale del Melloni di Milano ha ben pensato di darmi una stanza direttamente nella zona “parto”.

Passai tutto il giorno e TUTTA la notte a sentire donne che urlavano, nell’attesa che partissero le contrazioni. Io ero TERRORIZZATA! E le contrazioni non iniziarono mai…

Cosí alle 9 di mattina di martedí, dopo una notte passata sveglia a sentire soffrire le altre ragazze, mi preparavo per l’induzione, l’unica mia paura di tutta la gravidanza. Dopo neanche un’ora partirono le contrazioni , erano giá forti e ravvicinate (ogni 5minuti). Pensavo che di quel passo in poche ore avrei fatto! E invece… durarono poi fino alle 21, ora in cui a soli 3 centimetri ho chiesto (implorato per lo piú) l’epidurale.

Io che volevo un parto in acqua… Ma ormai tutto era andato diversamente a come l’avevo immaginato. Posso dire che l’epidurale mi ha salvata, perché ero davvero tropo stremata, non reggevo più! Dopo 1 ora per riuscire nell’intento e dopo ben 7 buchi non andati in porto, ricordo le parole della anestesista “provo un’ultima volta, ma hai le vertebre troppo contratte e l’ago non ci passa… Se non riesco ora mi spiace ci ho davvero provato in tutti i modi”.

E dopo anni che non lo facevo… ho pregato.

“É entrato!” esclamò l’anestesista, ma io già lo sapevo perché avvertivo quella sensazione di freddo dentro la mia colonna vertebrale e su per la schiena… ad un certo punto arrivò la contrazione ma non il dolore…. La pace!!!!

Tempo 1 ora e mezza ed ero pronta per partorire.

Non tutti lo sanno ma non ho avuto molta fortuna… Credo il cambio turno era prossimo e come al solito, spesso, siamo viste come un numero e chissenef**e di rispettare la paziente. Così, invece di farmi provare a spingere stando in piedi mi fecero stare sdraiata…. Manovra di Kristeller, episiotomia, ventosa.

La cosa allarmante è che in nessun momento mi chiesero consenso, seppur io fossi completamente lucida grazie alla epidurale che mi dava sollievo. La manovra di Kristeller non venne nemmeno riportata sulla cartella clinica.

Io che volevo partorire in acqua per evitarle un parto traumatico… avrei voluto per lei che l’arrivo a questo mondo fosse delicato…. un taglio del cordone ritardato… contatto pelle a pelle subito…

E invece ho sentito il suo corpicino cadere sull’acciaio freddo del lettino, e non ho nemmeno potuto prenderla in braccio! Uno scricciolo di 2560gr per 47cm… Era minuscola! ❤

Ricordo passarono Isabel velocemente a Jo che, goffo come non mai, era palesemente in difficoltà nel prenderla. Oddio quant’era brutta! 😂 Sembrava una rana! (siate sinceri i bambini appena nati sono orribili!).

La portarono via e finalmente dopo quasi un’ora me la diedero. La guardavo ma non mi sembrava vero, sentivo che guardavo il neonato di qualcun’altro e che non fosse “mia”.

Ricordo ancora quando ci portarono in stanza e la portarono al nido, rimasi pensando a come tutte dicevano di provare una sensazione di amore fortissima non appena vedevano il proprio bambino.

Per me non era stato così. Cosa c’era di sbagliato? Perché non sentivo di amarla?

I miei occhi si riempiono di lacrime, mi sentivo sbagliata e avevo paura di non riuscire mai ad amarla. Ricordo che mi addormentai stremata.

Lo ammetto, non sono stata una di quelle mamme che hanno pianto di gioia.

Mi ci è voluto del tempo per innamorarmi, quel processo nel mio cervello non è partito subito. Tante ostetriche mi hanno detto che è stato per via del parto traumatico, la realtà è che non lo so, ma posso assicurare che quando scatta quell’amore – e fidatevi che scatta! – è la cosa più forte e indescrivibile che si possa sentire.

Per lei darei la mia vita.  La frase “se non hai figli non puoi capire” credetemi… è proprio vera!

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