Separazione e bambini – come gestirla?

by DiventareMamma
Pubblicato: Ultimo aggiornamento

Ricordo quando ero bambina e che se qualcuno aveva i genitori separati era “strano”. Come sono cambiate le cose non trovate? Nel 2017 avere i genitori separati/divorziati é diventata una cosa normalissima. A mio avviso si é perso il vero senso della famiglia. Perché? La risposta non ce l’ho, ma credo siamo arrivati al punto di non conoscere le parole empatia, tolleranza, rispetto. Ci lasciamo trasportare dalla frenesia della vita, del lavoro, dello stress ed ecco che si esplode.

Ma quando si ha figli tutto diventa piú complesso. Ci si domanda come vivranno la separazione, se é meglio restare insieme per “amore nei loro confronti”, se conviene vivere “separati in casa”. Insomma, ci si pone mille domande.

Abbiamo cercato di dare una risposta alle domande piú comuni quando si sta affrontando una separazione, chiedendo alla dott.ssa Manuela Genchi.

Psicologa, psicoterapeuta familiare, ha conseguito un Dottorato di Ricerca, mediatrice familiare, psicopatologa forense e presta i suo servizi su HelpingMama una piattaforma di servizi per mamme e papà, un Network di psicoterapeute professioniste che si occupano a 360° del benessere in famiglia attraverso l’offerta di diversi tipi di servizi a domicilio: consulenza psicologica a domicilio, supporto alle mamme che rientrano al lavoro, corsi sull’uso di internet per bambini e adulti, educazione cinofila, yoga a domicilio e gestione dello stress.

 

È giusto restare insieme per i figli?

La parola giusto o sbagliato secondo me è fuorviante perché si legge tra le righe un giudizio, preferisco pensare se sia utile o meno stare insieme per i figli e la risposta secondo me è no. È utile per i figli aver tentato tutte le strade per salvare la coppia, è giusto aver lottato per se stessi, per la coppia e per i figli al fine di creare un ambiente più sereno possibile. Insomma non lasciare nulla di intentato: ma se alla fine mi rendo conto che la coppia non esiste più, prima o poi se ne renderanno conto anche i figli e allora è più utile separarsi. Quando ero una giovane psicologa mi si sono stampate a fuoco nell’animo le parole di una bimba di sette anni che, raccontando la separazione dei genitori, con una lucidità per me inaspettata mi aveva detto: “io lo sapevo molto prima che si lasciavano, che non si volevano più bene, il papà rientrava dal lavoro e non dava più il bacio alla mamma”.

 

Le separazioni in casa sono sempre piú comuni. In parte perché si crede che cosi si possa “proteggere” il bambino da una vera e propria separazione fisica dei genitori. Ma la separazione in casa non rende confuso il senso di famiglia che si instaura nei bambini?

Le motivazioni dietro alle separazioni in casa possono essere molteplici: fattori economici, paure di far soffrire e soffrire. Non entro nel merito dei motivi per cui una coppia decide di vivere in un tale assetto, ma mi sento di invitare a riflettere se veramente non si possa scegliere diversamente e se così fosse allora è meglio essere chiari e spiegare con parole adatte alle età dei figli che mamma e papà, pur vivendo sotto lo stesso tetto, non sono più marito e moglie. Se mi chiedete il perché del dover dire la verità e magari generare anche dispiacere nei figli è proprio per evitare la confusione: perché i bambini anche molto piccoli sono più bravi dei grandi a captare le emozioni: hanno questa bellissima dote che però spesso mette in difficoltà noi adulti che a volte perdiamo la capacità di “sentire” gli stati d’animo nostri e altrui. Farli vivere nella “farsa”, permettetemi il termine forte, li rende confusi ma soprattutto insicuri rispetto alle proprie sensazioni e percezioni. Vedono che mamma e papà non si amano più ma si sentono dire che tutto è a posto, che tutto va bene.

 

Non sempre la scusa “lo faccio per i figli” influisce in modo positivo sul benessere del bambino. Come farlo presente al genitore che non se ne rende conto?

Le nostre convinzioni sono in parte dettate da esperienze vissute in passato, da quello che ci hanno insegnato, dai modelli culturali che abbiamo interiorizzato; per cui dietro al “lo faccio per i figli” c’è un universo di pensieri ed emozioni. Occorre lavorare con delicatezza su queste situazioni perché magari dietro c’è una profonda sofferenza. Impegnarsi per sospendere il giudizio e magari tendere una mano: offrirsi per un aiuto che può essere una spalla su cui piangere, un orecchio pronto all’ascolto. Magari se si è in confidenza suggerire l’aiuto di un professionista.

 

Indurre ad un rapporto forzato con uno dei due genitori al quale il bambino non si sente di approcciarsi é nocivo ai fini della relazione in se durante la crescita del bambino? Oppure é giusto “incentivare” l’instaurarsi di rapporti assenti?

Prima di tutto occorre capire come mai il bambino non “vuole” avere un rapporto con uno dei genitori. “Non Vuole” perché non è ancora pronto ad “accettare la separazione”? Ha paura di far torto all’altro genitore? Non gli sono chiari i tempi e i modi delle visite? Quali erano i rapporti con i genitori prima della separazione? Al bimbo è stato spiegato da entrambi i genitori insieme che si sarebbero separati, che la colpa non è sua, che non può fare nulla perché rimangano insieme? Queste sono solo alcune delle domande da porsi.

Se abbiamo in mente che il bambino va sempre rispettato nelle sue manifestazioni, è nostro dovere prima di tutto far luce sul perché di un tale rifiuto e poi aiutarlo gradualmente a relazionarsi con l’altro genitore.

 

Nel caso di situazioni pericolose (genitore violento o dipendente) è opportuno allontanare totalmente il genitore dalla vita del bambino? Quale sarebbe la giusta via da intraprendere?

Se il bambino è in pericolo: i pericoli possono essere sia fisici che psicologici, va tutelato; purtroppo a volte è necessario e doveroso un allontanamento ed in questi casi è altrettanto necessario e doveroso farsi seguire da esperti. Esistono tanti centri (pubblici e privati) con professionisti dei vari ambiti (avvocati, psicoterapeuti, assistenti sociali etc…) che aiutano in tutte le procedure. Non bisogna aver paura a rivolgersi a chi di competenza e creare intorno a sé una rete che aiuti a riprendere in mano la situazione e a progettare insieme interventi adatti al singolo caso.

 

In caso di completa assenza da parte di una delle due figure genitoriali per i bambini è necessario che la presenza della figura mancante venga compensata da un altra persona?! (Parente o estranea che sia)

I bambini hanno risorse inaspettate e riescono a trasformare situazioni di svantaggio in opportunità di crescita e di acquisizione di nuove competenze. Saranno quindi loro a trovare il modo di colmare eventuali assenze. Lasciamoli fare. Sceglieranno loro quali relazioni creare, instaurare, fortificare… noi possiamo fare da facilitatori: offrendogli la possibilità di relazionarsi con diverse persone. Molti avranno già sentito il proverbio africano “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Ecco diamo ai nostri figli le occasioni di esplorare il villaggio delle relazioni. Da ogni persona che incontreranno sapranno loro cosa e quanto prendere e apprendere.

 

Quando uno dei due genitori ha fatto un grave torto, è giusto raccontarlo ai figli? È meglio non dite nulla fino a quando non hanno età per capire? Spesso si tende a forzare “l’odio” per l’altro genitore.

 “Tuo/tua  padre/madre mi trattava sempre male ed è scappato/a con un altra/o… Non mi ha mai voluto bene”

Per nostro figlio il papà dovrebbe essere un bravo padre prima di tutto, non un buon marito. Questo ovviamente vale anche per la mamma. È vero che se vedesse che il papà tratta bene la mamma e viceversa sarebbe la perfezione, ma nelle separazioni è facile che ci siano state incomprensioni, torti etc… Quindi inutile se non dannoso è parlare male dell’altro genitore. Inoltre più che “parlare quando hanno l’età giusta” forse potremmo rispondere alle loro domande. L’età giusta non esiste purtroppo specie se ci sono verità scomode. I genitori già si allenano a captare domande, frasi, accenni dei bimbi nella vita di tutti i giorni e sanno come cogliere e accogliere queste piccole e grandi richieste.

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