Cos’é la disciplina dolce e che differenza c’è con la disciplina tradizionale?

by DiventareMamma
Pubblicato: Ultimo aggiornamento

Si sente parlare spesso di disciplina dolce o maternage e spesso si pensa che chi segua questa linea di educazione siano genitori troppo “molli”, che lasciano fare ai propri figli qualsiasi cosa essi vogliano fare. Ma cos’é la disciplina in verità? E sopratutto, la disciplina dolce é un corretto metodo di educazione? Oppure dovremmo affidarci alla classica disciplina tradizionale basata su premi e ricatti, punizioni e sculacciate?

✨ In collaborazione con la Dott.ssa Michela Rosati

Ho dunque intervistato Michela Rosati: psicologa, psicoterapeuta e insegnante di Mindfulness a Terni.  Michela conduce training per ANSIA e PANICO, integrando psicoterapia cognitivo-comportamentale e MINDFULNESS. Si occupa di persone che vogliono superare momenti critici in cui ansia, panico e stress prendono il sopravvento, offuscando il cammino.

Guida i genitori attraverso il meraviglioso percorso della DISCIPLINA DOLCE, rispettosa del bambino, ottimale per la sua crescita psicofisica, e supportata dalle neuroscienze, che non sottopone il bambino ai continui stress della disciplina basata sui premi e sulle punizioni. Vicina da sempre alle tematiche del mondo femminile, è autrice de La Gabbia di Carta. 7 comuni paure che bloccano la felicità delle donne (Intermedia) e di articoli divulgativi, collabora attivamente con riviste, giornali, siti web, emittenti televisive e radiofoniche e cura un blog su Oggi.it.

Cos’è la disciplina dolce o maternage e in cosa si differenzia dalla disciplina tradizionale?

Qualche tempo fa ho condotto un piccolo esperimento: ho chiesto ad alcuni amici senza figli a cosa associassero la parola “disciplina”. Mi hanno risposto cose come: “mettere in riga”, “ punire”, “paura di sbagliare”, “caserma”, “botte”, “rimproveri”, “correzione”…

Potete provare anche voi e probabilmente il risultato non sarà tanto diverso. E quasi tutti, dopo un attimo di esitazione, ripensando alla loro infanzia hanno aggiunto: “Ma del resto era per il mio bene”.

Nonostante il ricordo della sofferenza inflitta proprio dagli amati genitori, nonostante la negatività dell’esperienza fatta, il messaggio che alla fine è stato introiettato è che quel tipo di comportamento (violenza fisica, verbale, psicologica) fosse necessario alla loro crescita, affinché imparassero a comportarsi nel modo giusto, a saper stare nel mondo, ad adeguarsi alle regole imposte dalla famiglia e dalla società.

In effetti, nonostante il mondo di oggi sia completamente cambiato, molte mamme e papà contemporanei in fatto di educazione si trovano a ripercorrere gli stessi passi dei loro genitori, dei loro nonni e bisnonni, per un banale quanto fondamentale motivo: la mancanza di alternative.

In altre parole, senza rimproveri, sculacciate, premi o punizioni, non sanno proprio come muoversi, perché nessuno ha insegnato loro come agire in modo differente. Quando faccio consulenze ai neogenitori spesso rimangono interdetti e un po’ storditi quando racconto che le punizioni (in modo particolare quelle fisiche – “lo scappellotto” “la sculacciata”) non solo non sono necessarie, ma addirittura deleterie per il sano sviluppo psicofisico del bambino, come mostrano tanti studi in proposito. Il punto è che quasi nessuno di loro vorrebbe ricorrere a questi metodi, si sentono generalmente in colpa quando vedono il proprio bambino terrorizzato dalle loro urla o umiliato da un rimprovero, ma credono fermamente di non poter fare altrimenti.

 

Cos’è la disciplina dolce

L’alternativa invece, non solo esiste, ma è supportata dalle più recenti ricerche in campo neuroscientifico. Possiamo chiamarla “disciplina dolce” e si basa sostanzialmente sull’amore incondizionato nei confronti dei nostri figli. Da questa prospettiva ciò che conta è sempre il bambino che mette in atto un certo comportamento, non il comportamento in sé. Disciplinare, per la verità, significa insegnare. Il discepolo è colui che apprende.

Ma i migliori maestri, quelli che rimangono nel cuore degli studenti, sono quelli che non perdono il lume della ragione, quelli che non offendono, quelli che con pazienza e dedizione trovano il modo di far capire le cose, quelli che non lasciano indietro nessuno, che amano i loro studenti e la loro materia, e amano trasmettere la loro conoscenza con rispetto e generosità.

La disciplina dolce promuove fondamentalmente un tipo di relazione tra genitori e figli: una relazione d’amore, una relazione che trova nella sintonia emotiva la sua base, al fine di favorire la crescita di connessioni nel cervello dei bambini che li aiutino in futuro a compiere le scelte giuste per la loro vita.

Questa relazione non viene persa di vista neanche nella più critica delle situazioni: neanche quando la nostra bambina di due anni si getta per terra al supermercato facendoci arrossire di vergogna o quando il nostro bambino si rifiuta di mettere la giacca in pieno inverno e siamo già in terribile ritardo.

La differenza sostanziale tra la disciplina dolce e la disciplina con cui noi tutti siamo stati cresciuti, tranne fortunate eccezioni, è la rinuncia ad ogni forma di coercizione che consente agli adulti di imporre le loro regole con la violenza fisica o verbale o psicologica (punizioni), creando uno stato di intensa ansia e sofferenza nel bambino, o di manipolare i figli mediante il sistema dei premi, scatenando spesso ansia da prestazione o falsi valori (“Lo faccio non perché penso che sia giusto/opportuno farlo, ma solo perché otterrò un vantaggio secondario”).

Solo se ci connettiamo profondamente con i bisogni di quel particolare bambino, in quella particolare fase della vita, in quel particolare momento della giornata, possiamo dire di prenderci realmente cura di lui, e non solo di noi stessi. Vogliamo aiutare i bambini a comprendere e a gestire le loro emozioni, a controllare gli impulsi, ad avere a cuore i sentimenti delle persone intorno a loro, a prevedere le conseguenze del loro comportamento e molto altro.

Non vogliamo addomesticarli, non vogliamo renderli soldatini obbedienti, vogliamo accompagnarli nel loro percorso di esseri umani capaci di amare, di autodisciplinarsi, di realizzarsi rispettando le loro inclinazioni e di prendersi cura di loro stessi. In breve, vogliamo educarli alla felicità.

Certo, è impegnativo, ma è uno dei più grandi regali che possiamo fare ai nostri figli.

Pssst! Non perderti l’articolo della nostra psicologa Irene Mazzon ➡️ Crescere i nostri bambini tra limiti e sperimentazione – Domande e risposte

I bambini cresciuti con la disciplina dolce sono più o meno “capricciosi” rispetto a quelli cresciuti con una disciplina piú tradizionale?

Le maggiori perplessità che in genere vengono sollevate sono relative ai limiti: alcuni confondono la disciplina dolce con l’assenza di disciplina, l’assenza di regole, la totale anarchia.  Temono che i bambini cresciuti ad alto contatto e con la disciplina dolce possano diventare viziati, prepotenti, tiranni, irrispettosi.

In verità, questa visione oltre che falsa è soprattutto fuorviante. Più un bambino è amato e rispettato nelle sue peculiari esigenze, più introietta i valori dell’amore, del rispetto e del prendersi cura, perché non li vive come “prediche” calate dall’alto, ma come esperienze che fa sulla sua pelle. E ben sappiamo che l’esempio conta più di mille parole. Non si può insegnare a non urlare…urlando di non urlare.

Ogni bambino è diverso, ma di fatto vive in un mondo già pieno di limiti e barriere spesso fisicamente e psicologicamente insormontabili per lui. Pensiamo ad un neonato o ad un piccolo di un anno che ancora non cammina: sono già molto limitati. Pensiamo a tutte quelle regole per assicurare loro la salute e l’incolumità. I bambini sperimentano limiti e regole da subito, dalle prime ore di vita, e spesso non hanno alcuna voce in capitolo. Anzi, spesso la loro voce – la possibilità di comunicare il disagio attraverso il pianto ad esempio – è considerata un capriccio.

E da qui il fiorire di manuali per rendere questi piccoli esseri umani il meno “fastidiosi” possibili per gli adulti. Ma negando al bambino la possibilità di comunicare una sua esigenza oppure etichettandolo come “furbo”, “capriccioso”, “oppositivo”, “aggressivo”, stiamo già creando le premesse per future problematiche. Un bambino che a nove mesi chiede il seno della mamma o chiede di essere preso in braccio per calmarsi, non è un bambino viziato ma un bambino sano, che istintivamente sa ciò che è bene per lui. Il bisogno di contatto fisico è un bisogno primario, al pari del mangiare e del dormire, e rimane tale per tutta la vita.

Parlando di bambini un po’ più grandi, sento spesso dire che trovare alternative al comando perentorio, all’imposizione, al rimprovero, alla regola rigida, sia inconciliabile con la quotidianità fatta di orari, richieste, pressioni. Il genitore sente di non poter perdere tempo dietro alle esigenze del figlio e pretende che sia lui ad adattarsi perfettamente alla routine giornaliera. Ma i bambini non sono piccoli adulti e se ci pensiamo bene la maggior parte delle volte chiediamo loro più di quanto chiederemmo ad un nostro amico o a noi stessi.

Ignorando la loro psicofisiologia e il loro punto di vista inneschiamo schemi reattivi che classifichiamo come “capricci”, “comportamenti oppositivi”, “vizi”… perdendo in efficienza e in efficacia.

Chi pensa che un toddler voglia salire sul fragile tavolo di cristallo per la centesima volta solo per “sfidarci” probabilmente non conosce il bisogno fisiologico e sano del bambino di esplorare l’ambiente e non sa nulla del piacere che si prova ad arrampicarsi sempre più in alto. Non lo sa o l’ha dimenticato. Il bambino non desidera sfidare il genitore ma semplicemente inseguire il suo piacere. Il suo sistema nervoso ancora immaturo non gli permette ancora di prevedere l’eventuale conseguenza catastrofica del suo comportamento. Ecco perché il genitore che abbraccia la disciplina dolce certo non lo lascerà lì, in balia di se stesso, ma contemporaneamente accoglierà il suo naturale bisogno di esercitare le capacità motorie nuove di zecca e cercherà di soddisfarlo. Penserà prima di tutto a metterlo in sicurezza, ma non sarà arrabbiato con lui perché capirà che non lo sta facendo apposta.

La disciplina dolce è una danza complessa, fatta di amore incondizionato, di accoglienza emotiva, di profonda conoscenza, di ascolto vero, di responsabilità, di tempo da donare, di pazienza che insegna pazienza, di rinuncia alla violenza, alle reazioni incontrollate di nervosismo e stanchezza, ai meccanicismi, alle ricette preconfezionate.

Insomma tutto quello che avremmo voluto anche per noi stessi, ma che non abbiamo mai osato chiedere. Per i nostri figli, però, la storia può essere diversa. Dipende in gran parte dal lavoro che saremo capaci di fare su di noi. Oggi esistono professionisti che sono in grado di supportare il percorso di cambiamento delle famiglie che decidono di avvicinarsi alla disciplina dolce. Ci sono letture da fare, corsi e gruppi da frequentare.

Mi sento quindi di incoraggiare tutti quelli che vogliono davvero cambiare in meglio il loro modo di crescere i figli.


In poche parole

  • ✔️ Si a esplorare e lasciar sperimentare
  • ✔️ Si a dare dei limiti – quando veramente necessari
  • ❌ No ai ricatti ➡️ si alle spiegazioni delle conseguenze
  • ⚠️ Assolutamente NO alle punizioni fisiche

Trovi la Dott.ssa Michela Rosati su Facebook ➡️ Michela Rosati – Mindfulness e Psicologia


E voi, cosa ne pensate?

Potrebbe anche piacerti