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Metodi d’emergenza

by Adriana
Pubblicato: Ultimo aggiornamento

Sono i mezzi con i quali si impedisce la gravidanza dopo che la donna ha avuto un rapporto non protetto, cioè nel quale non sono state prese misure anticoncezionali (preservativo, spirale, diaframma o anche coitus interruptus) oppure si sono verificati degli incidenti (il preservativo può rompersi, il diaframma può spostarsi) o ancora, ipotesi peggiore, si è subita una violenza sessuale.
Per ottenere la contraccezione d’emergenza si ricorre a due sistemi. 

La pillola del giorno dopo

La pillola del giorno dopo. Le sostanze contenute nel farmaco sono le stesse presenti nella pillola anticoncezionale, cioè estrogeni e progestinici, i principali ormoni sessuali femminili. L’unica differenza è nel dosaggio, che è più elevato rispetto alla pillola tradizionale. Non a caso, fino all’approvazione di formulazioni apposite per la contraccezione d’emergenza, si ricorreva all’assunzione di 2-5 pillole (a seconda del prodotto). Più recentemente, sono stati introdotti farmaci a base di soli progestinici, che hanno mostrano un’efficacia superiore rispetto all’associazione, e anche una migliore tollerabilità. Infatti, l’associazione di estrogeni e progestinici ha un’efficacia del 75%, il progestinico del 90%. Inoltre, l’associazione provoca nausea nel 35% delle donne e vomito nel 15%; 

Lo IUD (Intra Uterine Device, dispositivo intrauterino) cioè la ben nota spirale in rame, che raggiunge un’efficacia del 100%. 

L’approvazione anche in Italia della “pillola del giorno dopo“, disponibile in Italia dal 30 ottobre 2004, non ha mancato di creare qualche confusione, anche perché la notizia è arrivata quasi contemporaneamente a un’altra, e cioè l’approvazione negli Stati Uniti della RU 486, cioè del mifepristone, che è invece una sostanza in grado di indurre l’aborto.
Le due cose non hanno niente a che vedere in quanto un conto è l’interruzione volontaria di gravidanza, un conto è la contraccezione d’emergenza, categoria nella quale rientra la pillola del giorno dopo.

Dal 10 ottobre 2020in Italia sarà possibile vendere per tutte le donne, anche minorenni la pillola del giorno dopo a base di Ulipristal Acetato è un farmaco SOP ovvero Senza Obbligo di Prescrizione. Per le donne maggiorenni è farmaco SOP anche quella a base di Levonorgestrel

IUD – IntraUterine Device

è un metodo contraccettivo cha ha origini molto lontane nel tempo. Già gli antichi cammellieri del deserto avevano capito che mettendo dei sassi nell’utero dei loro animali si determinava una temporanea sterilità. Ma è solo intorno al 1920 che inizia una sua storia documentabile in campo umano.

Lo IUD determina nella cavità uterina una risposta infiammatoria (l’organismo infatti reagisce verso qualsiasi corpo estraneo introdotto al suo interno) che altera la struttura dell’endometrio e lo rende inidoneo a far impiantare la blastocisti (l’ovocita fecondato) e quindi a far iniziare una gravidanza. Deve essere applicato dal medico, o comunque da personale sanitario entro cinque giorni dal rapporto non protetto.

Si è molto discusso se questo metodo non impedendo l’unione dello spermatozoo con l’ovocita possa essere considerato abortivo. Secondo l’American College of Obstretics and Gynecology si intende per concepimento l’annidamento della blastocisti e non la fecondazione dell’ovocita. Il Comitato per gli Aspetti Medici della Riproduzione Umana della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia, su richiesta dell’OMS, ha confermato che la gravidanza si considera iniziata solo dopo l’annidamento dell’uovo fecondato.

In considerazione di tutto ciò lo IUD è da considerarsi un autentico metodo contraccettivo. Il suo utilizzo è largamente diffuso in Europa (secondo solo alla pillola) e nei Paesi del Terzo Mondo (primo posto) meno negli Stati Uniti dove è stato accusato di gravi complicazioni, come gravidanze extrauterine cioè ad impianto nelle tube, nell’ovaio e comunque fuori della cavità uterina, durante l’inserimento perforazione dell’utero, infezioni ascendenti dovute al filo comunicante con la vagina (che serve per la rimozione) e quindi un maggior rischio di flogosi pelvica e di sterilità. Intanto la sua percentuale di fallimento oscilla tra l’1% ed il 3%.

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