Filosofia per bambini: educare al pensiero

by Alessandra Sodi
Pubblicato: Ultimo aggiornamento

La Filosofia per bambini, in particolare P4C – Philosophy for Children, è qualcosa di cui non avevo mai sentito parlare, prima di incontrare Giulia Bigelli, giovane e dinamica mamma creativa, di quelle che si mettono sempre in discussione, capace di cogliere al volo le occasioni per cambiar rotta quando la vita ti mette davanti opportunità di crescita, personali e professionali. Giulia è una donna dal pensiero critico, in grado di ascoltare e raccontare, empatica e sorridente, di una disarmante semplicità, nel senso migliore del termine, dietro cui si cela una grande professionalità. Prima di approdare ad una importante e attuale collaborazione nel settore bambini, Giulia è passata attraverso una serie di esperienze nel mondo dell’animazione e del party planning, dove la creatività ha incontrato i suoi interessi filosofici, frutto di una laurea in filosofia e del dottorato in didattica, con una ricerca sperimentale proprio sulla P4C come strategia di educazione al pensiero. Questa particolare miscellanea di studi e attività le ha permesso di avvicinarsi alla P4C, formandosi attraverso corsi, seminari, approfondimenti e tanta pratica, già dal 2008, quando in Italia ancora si guardava con scetticismo a questo movimento, nonostante sia uno dei più strutturati.

Cos’è la P4C – filosofia per bambini

La P4C è un programma educativo nato negli Stati Uniti negli anni ’70, ideato da Matthew Lipman, professore universitario di logica, e dai suoi collaboratori, prima fra tutte Ann M. Sharp. Lipman si rese conto di come le abilità cognitive e metacognitive di bambini e ragazzi avessero bisogno di essere rafforzate e promosse, e individuò nella Comunità di Ricerca il contesto perfetto per lavorare su questo. In Italia la P4C viene introdotta nel 1992, anche se i primi testi e le prime riflessioni iniziano a circolare già negli anni ’80:

A chi si rivolge la P4C

Con l’acronimo P4C si intende Philosophy for Children and Community, pertanto essa si rivolge a tutti, da bambini e ragazzi in età scolare, fino agli adulti in ambito lavorativo o agli anziani in residenze. Cambiano per esempio i testi su cui ragionare insieme, le modalità di gestione del gruppo, ma le teorie di base e gli obiettivi sono molto simili. La P4C non vuole insegnare la filosofia ai bambini, ma vuole essere una strategia per educare al pensare.

L’Unesco da un venti anni sostiene il programma P4C riconoscendo il valore educativo della pratica filosofica come opportunità di apprendimento per tutti

Cos’è la Comunità di Ricerca

La Comunità di Ricerca è l’ambito in cui la filosofia si sperimenta e il pensiero si modella attraverso il confronto. Tutti insieme possiamo costruire nuovi percorsi per i nostri pensieri, accogliendo anche il pensiero dell’altro che è diverso dal mio, ma non può che arricchirlo, anche solo per il fatto che ognuno di noi impara a considerare nuove idee a cui magari non aveva mai pensato. Il procedere insieme in questo percorso di costruzione dei pensieri è fondamentale perché è grazie al lavoro cooperativo che il gruppo può addentrarsi in pensieri sempre più complessi.

Obiettivi della P4C

La P4C si pone come obiettivi non solo l’educare ad un pensiero che sia autonomo, critico, creativo, valoriale, ma lavora anche sul piano sociale, sull’educazione all’empatia e alle emozioni. Inoltre, di fondamentale importanza, la P4C mira ad armonizzare la conoscenza e il vissuto: uno non può fare a meno dell’altro!

L’abilitazione allo svolgimento della professione di facilitatore-teacher in P4C è riconosciuta a seguito di una formazione specifica che rispetta i criteri individuati dalla comunità internazionale di settore.

La pratica filosofica

Il metodo che viene usato è quello della pratica filosofica: un tipo di ricerca che si basa sulla logica, sul dialogo attivo e che tiene sempre presente il rapporto tra pensiero e realtà. Nella P4C non si fa storia della filosofia, ma si impara a pensare in modo critico e creativo, grazie al confronto e al dialogo con gli altri membri della comunità di ricerca. Si mettono in discussione idee e pregiudizi, ci si confronta sui propri valori e sulle proprie credenze, si parla di etica e si diventa consapevoli della forza del proprio pensiero.

Filosofia per bambini: e se i bambini si annoiano!?

Chiudo questa interessante chiacchierata con Giulia Bigelli, con una domanda, quella che forse è balenata nella mente di molte mamme: ma i bambini non si annoiano!? Giulia mi rassicura: No, i bambini non si annoiano assolutamente anzi, imparano a giocare con i propri pensieri, a fare esempi collegando così la teoria con la pratica; diventano sempre più abili a costruire pensieri complessi e sono curiosi di ascoltare, in maniera consapevole e costruttiva, le idee degli altri. Inoltre, spesso faccio ricorso a strategie ludico-didattiche e pertanto i bambini sono attratti da questo nuovo modo di stare insieme.

I bambini riservano sempre mille sorprese e ci insegnano moltissimo: impariamo a meravigliarci insieme a loro per cose che non conosciamo o che non avevamo mai provato a vedere con i loro occhi o a sentire con le loro orecchie: è dalla meraviglia che nasce la filosofia!

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